Caricando...

I femminismi in Emilia Romagna 2019-2021

Progetto di rete per una ricerca sulla storia e la memoria femminista

I femminismi in Emilia Romagna 2019-2021

I femminismi in Emilia Romagna è un progetto curato dal Centro studi movimenti di Parma e dagli Istituti storici della Resistenza e dell’età contemporanea di Piacenza, Reggio Emilia, Modena, Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, in partenariato e stretta collaborazione con il Centro documentazione donna di Modena e l’Associazione Orlando-Centro di documentazione delle donne di Bologna.

Insieme a quello degli studenti del ’68, il movimento delle donne è stato senza dubbio tra i più innovativi dei tanti deflagrati negli anni Sessanta e Settanta, motore e, allo stesso tempo, indicatore della rottura di vecchi equilibri e della grande trasformazione del costume, della società e della politica italiana.

Anche in Emilia Romagna, in quegli anni il movimento delle donne fu piuttosto complesso e articolato, con specificità territoriali ben definite, con pratiche e approcci teorici anche molto diversi tra loro: più che di femminismo, quindi, è forse più corretto parlare di femminismi.

Nonostante la difficoltà di dar conto, soprattutto in sede storiografica locale, di tale complessità, questo progetto di rete cerca di rispondere a una domanda di storia sulle vicende dei femminismi della seconda ondata che è oggi forte più che mai, anche in relazione alle più recenti mobilitazioni dei femminismi dei nostri tempi intorno a questioni irrisolte che, ancora, chiamano in causa il ruolo delle donne nella società attuale e il rapporto tra i generi.

Il progetto si articola in diverse fasi distribuite su più annualità.

La prima, svoltasi nel corso del 2019, si è concentrata sulla creazione di una mappa delle fonti documentarie e dei luoghi relativi alla storia dei movimenti femministi nelle varie città emiliano-romagnole. Obiettivo è stato far emergere il policentrismo e il fiorire dell’attivismo delle donne in tutta la regione. Spesso, infatti, nelle ricostruzioni storiografiche degli ultimi anni, sono prese in considerazione le esperienze delle città maggiori, come Milano o Roma, che funsero sì da catalizzatori e punto di riferimento per molti gruppi ma non esauriscono sicuramente il quadro dei femminismi italiani. Anche nelle piccole città molti collettivi, pur sopravvivendo talvolta solo pochi anni, diedero vita a pratiche capaci di segnare radicalmente la vita delle donne che ne fecero parte e di mutare la vita di tutte le altre. Individuare i luoghi che, in tutte le città della regione, videro il protagonismo di alcune donne vuol dire dar conto del policentrismo ma anche dei diversi interessi che gruppi e singole individualità portarono avanti tra gli anni Settanta e gli Ottanta: sono quindi stati individuati e mappati luoghi fisici (come sedi di collettivi, consultori autogestiti, biblioteche, collettivi teatrali, per arrivare fino ai centri antiviolenza e alle case delle donne), ma anche luoghi pubblici legati a particolari eventi.

Consapevoli di quante siano le storie che non hanno lasciato traccia scritta e che rimangono custodite solo nella memoria delle protagoniste, la seconda fase del progetto verterà sulla raccolta di videotestimonianze di una cinquantina di donne che hanno attraversato i femminismi in Emilia Romagna, che saranno rese di pubblica consultazione su pagine web dedicate.

Terzo passaggio, infine, sarà la pubblicazione degli esiti della ricerca vera e propria in un volume e di un saggio metodologico su “E-Review”, la rivista della rete degli istituti emiliano-romagnoli.